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Vino dell'Australia Meridionale, 109 milioni per cambiare coltura

I viticoltori potranno chiedere fino a 500.000 dollari australiani, senza rate per due anni, per lasciare vigneti non più redditizi dopo la vendemmia più scarsa dal 2000.

Filari di viti ad alberello in un vigneto della Barossa Valley sotto colline aride
Fotografia · Photo: Olivier Lemoine (Photo-Terroir.fr) · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0

Il settore del vino dell'Australia Meridionale riceverà un piano di sostegno da 109 milioni di dollari australiani, quasi tutto in prestiti per aiutare i viticoltori a lasciare vigneti in perdita e passare ad altre colture: lo ha annunciato il 18 settembre nella Barossa Valley il premier dello Stato, Peter Malinauskas.

Il cuore del piano è un fondo prestiti da 100 milioni. I grandi produttori potranno ottenere fino a 500.000 dollari, i piccoli fino a 250.000, senza restituire capitale né interessi per i primi due anni. In seguito il tasso sarà del 7,2%, secondo ABC News. Le manifestazioni di interesse si aprono la settimana prossima.

Come si divide il denaro del vino dell'Australia Meridionale

L'Australia Meridionale presta denaro ai viticoltori perché smettano di coltivare uva che nessuno compra.

Oltre ai prestiti, 5 milioni prolungano di due anni il Global Wine Growth Program, il programma statale per l'export. Altri 2 milioni finanziano punti regionali di raccolta e stoccaggio dei pali trattati con CCA, il legno impregnato di sostanze chimiche che resta quando si estirpano le viti. Il piano destina inoltre 1 milione in due anni alla consulenza indipendente sulla diversificazione, 675.000 dollari a una campagna pubblicitaria su cibo e vino e 500.000 a uno studio su come smaltire il vino in eccedenza. Un coordinatore del settore, non ancora nominato, farà da tramite tra viticoltori e governo.

Malinauskas ha definito il vino centrale per l'economia dello Stato e, «francamente, per la sua identità». La ministra delle Industrie primarie, Clare Scriven, ha ricordato che l'Australia Meridionale produce oltre l'80% del vino premium del Paese.

L'opposizione è meno convinta. Nicola Centofanti, responsabile liberale per le Industrie primarie, ha contestato il 7,2%, che a suo avviso somiglia più a un tasso commerciale che a un tasso agevolato.

Un eccesso di uva che riduce la vendemmia

La vendemmia 2026 dello Stato si è fermata a 573.252 tonnellate, il 17% in meno del 2025 e la più piccola dal 2000, riferisce InDaily. A livello nazionale il raccolto è sceso a 1,27 milioni di tonnellate, minimo da 25 anni, eppure il prezzo medio dell'uva è calato del 6%, a 570 dollari la tonnellata, secondo AAP.

Il colpo più duro è nel Riverland, la zona irrigua del rosso sfuso. Dati della cooperativa CCW citati dalla ABC indicano che il 72% delle aziende di uva da vino dell'area ha chiuso l'ultima stagione in perdita, con alcuni produttori di rosso pagati 150 dollari la tonnellata a fronte di costi intorno ai 300. L'eccedenza risale al lungo blocco cinese sul vino australiano e al calo mondiale dei consumi.

L'Europa paga lo stesso eccesso a modo suo: il Portogallo versa 12 milioni di euro ai viticoltori del Douro per lasciare l'uva sulla vite. L'Australia Meridionale ha scelto di prestare invece di regalare, e la prima prova per il vino dell'Australia Meridionale arriverà quando ogni viticoltore calcolerà se una nuova coltura regge un prestito al 7,2%.

Fonti

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