Olio italiano: 40 milioni ai frantoi mentre i prezzi crollano
Una cambiale agraria Ismea a tasso zero finanzierà i frantoi che pagano olive italiane, con le giacenze di extravergine italiano più che raddoppiate e i prezzi all'origine giù del 46,7%.

Ai frantoi che lavorano olio italiano andranno 40 milioni di euro di credito a tasso zero: lo ha annunciato il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida a una delegazione di Coldiretti, a Roma, il 18 settembre, a poche settimane da una raccolta che parte con i magazzini ancora pieni.
Lo strumento è la cambiale agraria di Ismea, a tasso zero e della durata di cinque anni. Secondo Coldiretti le risorse devono andare ai frantoi che raccolgono e pagano olive italiane e aiutare a smaltire l'olio ancora in giacenza. Per l'organizzazione agricola il denaro pubblico non può diventare un salvagente per chi ha alimentato speculazioni, triangolazioni e pratiche opache.
Lollobrigida ha definito la Cambiale Frantoi Oleari «una risposta concreta e immediata alle esigenze del comparto». David Granieri, vicepresidente di Coldiretti e presidente di Unaprol, ha parlato di tre risposte «di fondamentale importanza» in una fase di profonda ristrutturazione del settore.
Il problema dell'olio italiano quest'autunno non è la scarsità, ma un eccesso con il passaporto sbagliato.
Perché l'olio italiano resta nei silos
I numeri spiegano l'urgenza. Secondo i registri dell'ICQRF, al 31 luglio le giacenze in Italia erano di 233.377 tonnellate, e l'extravergine di origine italiana di 108.299 tonnellate, contro circa 45.200 un anno prima. Ismea ha rilevato a luglio un prezzo medio all'origine dell'extravergine di 5,12 euro al chilo, il 46,7% in meno rispetto a luglio 2025.
L'olio estero costa ancora meno. Nella prima settimana di settembre Ismea quotava l'extravergine di provenienza estera a 3,74 euro al chilo sul mercato italiano, mentre i prezzi all'origine erano di 3,67 euro in Spagna, 3,88 in Grecia e 3,63 in Tunisia. I conti di Coldiretti riassumono il problema: l'Italia produce circa 234 milioni di litri l'anno, ne consuma 461 milioni, ne esporta 318 milioni e ne importa 545 milioni.
Controlli, etichette e un piano da 300 milioni
Il ministro ha confermato anche una campagna straordinaria di controlli nei depositi, nei frantoi cooperativi e industriali, nell'industria e nella grande distribuzione, che secondo Coldiretti assorbe l'80% del prodotto. Nel mirino ci sono oli deodorati, oli con clorofilla aggiunta e miscele vendute come italiane. Secondo l'agenzia AGI saranno verificate anche le rese dichiarate nel SIAN, il sistema informativo agricolo nazionale.
Sul tavolo anche etichette che rendano più leggibile l'origine sullo scaffale e ColtivaItalia, un programma da 300 milioni di euro per l'olivicoltura italiana, con analisi tramite risonanza magnetica e mappatura genomica e isotopica che alimenteranno una banca dati condivisa.
Per le cucine il quadro è quello già emerso con il prezzo dell'olio d'oliva basso prima della nuova campagna: olio a buon mercato all'origine e poco di quel calo sullo scaffale. Se i 40 milioni cambieranno le cose dipenderà da chi potrà accedervi, e la campagna 2026/27 è ormai alle porte.
Fonti
- AGI · 2026-09-18
- StrettoWeb (Coldiretti Calabria) · 2026-09-18
- Abruzzo Popolare (Coldiretti Abruzzo) · 2026-09-18
- I Grandi Vini (ICQRF and Ismea data) · 2026-09-12


