Frutta e verdura armena senza dazi nell'UE dopo lo stop russo
Bruxelles azzera per due anni i dazi su circa l'80% dell'export armeno, dopo che Mosca ha chiuso il suo mercato a frutta, verdura, brandy e acqua minerale del Paese.

La frutta e verdura armena entrerà nell'Unione europea senza dazi per due anni: il 24 settembre il Consiglio dell'UE ha adottato formalmente misure commerciali temporanee in risposta al divieto russo. Il pacchetto copre circa l'80% di ciò che l'Armenia vende al blocco.
Il regolamento deve ancora essere firmato e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'UE ed entrerà in vigore il giorno successivo. Alcune voci agricole sono esenti da dazi solo entro contingenti tariffari, e una clausola di salvaguardia consente a Bruxelles di intervenire se le importazioni armene danneggiano i produttori europei. Il Parlamento europeo aveva approvato il testo il 15 settembre con 583 voti favorevoli e senza emendamenti.
Helen McEntee, ministra irlandese degli Esteri e del Commercio, ha dichiarato che l'UE «rafforza il proprio sostegno all'Armenia e al suo popolo, che ha scelto chiaramente una via europea nonostante le pressioni esterne». Il Consiglio presenta la misura come un aiuto a un'economia colpita dalle restrizioni russe; il regime si affianca all'accordo di partenariato (CEPA) che già regola gli scambi tra UE e Armenia.
Due anni di porte aperte metteranno alla prova la logistica armena quanto la sua frutta.
Per la frutta e verdura armena sparisce il primo cliente
La pressione è cominciata a fine maggio. L'autorità fitosanitaria russa, Rosselkhoznadzor, ha limitato dal 30 maggio pomodori, cetrioli, peperoni, erbe fresche e fragole armeni, citando un numero crescente di violazioni. Nel giro di pochi giorni ha aggiunto albicocche, ciliegie, prugne, uva, mele, patate e frutta essiccata, e il 12 giugno ha vietato tutti i prodotti vegetali dell'Armenia. L'autorità per i consumatori, Rospotrebnadzor, ha inoltre sospeso le vendite di tre produttori di vino e brandy e bloccato l'acqua minerale Jermuk, poche settimane prima delle elezioni parlamentari armene.
La dipendenza era quasi totale. Secondo FreshPlaza, nel 2025 la Russia ha assorbito il 95% dell'export armeno di frutta e verdura fresca, per circa 133 milioni di euro. Il peperone era il prodotto in crescita: le spedizioni verso la Russia sono passate da 160.000 euro nel 2016 a 24,5 milioni l'anno scorso.
Una serra di pomodori a 2.000 metri
Alcuni produttori guardano già a ovest. Green Solutions, fondata nel 2021 vicino al lago Sevan, coltiva 11 ettari di pomodori in serra a quasi 2.000 metri di quota e punta a 50. Il comproprietario Hakob Azaryan ha raccontato a FreshPlaza che la chiusura del mercato russo è stata «uno shock per un'azienda così giovane». La società, che impiega circa 170 persone, punta ora su Germania, Francia, Austria e Svizzera, oltre che su Georgia, Ucraina e Golfo.
I dazi non sono mai stati l'unico ostacolo. Trasporti, capacità della catena del freddo e norme sanitarie europee rendono l'UE un mercato più difficile di quanto fosse la Russia, osserva FreshPlaza, e il pomodoro armeno troverà fornitori mediterranei già affermati, tra cui i coltivatori marocchini alle prese con la carenza idrica nel Souss-Massa.
La finestra è di due anni. Per l'albicocca, il cui nome botanico, Prunus armeniaca, rimanda all'Armenia, il raccolto della prossima estate sarà il primo vero test per capire se il frutto viaggia verso ovest con la stessa facilità con cui prima andava a nord.
Fonti
- FreshPlaza — Armenian tomato grower targets Europe following Russian ban ·
- Armenpress — EU Council adopts temporary trade-liberalization measures for Armenia ·
- FreshPlaza — Russia shuts the door on Armenian fresh produce, EU comes to the rescue ·
- The Moscow Times — From cognac to apricots: these Armenian products are now off-limits in Russia ·


