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Ristoranti senza cellulare, in Sardegna parte la prova

Quindici ristoranti in dieci comuni sardi chiedono a genitori e figli di lasciare il telefono in un cestino per un mese e distribuiscono giochi da tavolo pensati con i pediatri.

Mani che tengono uno smartphone a un tavolo apparecchiato con calici di vino rosso
Fotografia · Julia Filirovska / Pexels · Pexels License

In Sardegna parte oggi, 1° novembre, la prova dei ristoranti senza cellulare: per un mese 15 locali dell'isola chiedono alle famiglie di mettere via il telefono per tutto il pasto, con un progetto pilota chiamato A tavola senza schermi.

L'iniziativa è stata presentata a Cagliari da Anna Cau, Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza della Sardegna, e da Fipe Confcommercio Sardegna, la sezione regionale della principale associazione italiana dei pubblici esercizi, presieduta da Emanuele Frongia. Il piano iniziale prevedeva otto ristoranti; ne hanno aderito 15, distribuiti tra Cagliari, Quartu Sant'Elena, Capoterra, Nuoro, Bari Sardo, Ussassai, Oristano, Alghero, Olbia e Santa Teresa Gallura.

Come funziona il patto dei ristoranti senza cellulare

Il cestino è la parte facile; la vera prova è il cliente che dice di no.

Non si sequestra nulla. Quando una famiglia si siede, il personale propone un «patto di tavola» volontario: i telefoni finiscono in borsa o in un cestino per tutta la durata del pasto, il tempo serve a raccontarsi la giornata, le chiamate urgenti si fanno lontano dal tavolo e le eccezioni si concordano prima. Giuseppe Scura, direttore di Confcommercio Sud Sardegna, ha indicato nella volontarietà il vero punto di forza del progetto.

Per riempire l'attesa tra una portata e l'altra, ogni ristorante consegna un «Kit del Ritrovo» con giochi da tavolo per diverse fasce d'età, realizzato con la Federazione italiana medici pediatri (FIMP). Il kit contiene un opuscolo con i consigli dei pediatri e un codice QR che rimanda alla guida completa della federazione su minori e tecnologie digitali.

I numeri alla base del progetto vengono da quella guida: il 95% degli adolescenti italiani usa regolarmente lo smartphone, uno su quattro mostra segnali di uso problematico e l'87% dei genitori dice di aver bisogno di più informazioni per gestire gli schermi dei figli. Cau ha spiegato che l'idea non è affidarsi solo ai divieti né scaricare tutta la responsabilità sui genitori; Frongia ha sostenuto che sono gli adulti a dover dare per primi l'esempio.

Dodici scomparti, biscotti e uno sconto del 5%

In Italia ci si era già provato, quasi sempre con il bastone o con la carota. All'inizio degli anni Novanta Italo Pedroni installò all'Osteria di Rubbiara, a Nonantola, vicino a Modena, un mobile di legno con dodici scomparti per i telefoni dei clienti. Nel 2016 la hamburgheria di Eataly a Torino offriva scatole con lucchetto, le «Black Phone Box», e premiava con dei biscotti chi resisteva fino alla fine del pasto. A Los Angeles, nel 2012, Eva Restaurant faceva il 5% di sconto a chi lasciava il cellulare all'ingresso.

La versione sarda cambia due cose: si rivolge alle famiglie e non agli adulti, e a promuoverla è un'istituzione pubblica per l'infanzia, non un singolo ristoratore, in un'isola le cui sale hanno fatto notizia di recente per quattro nuovi ingressi nella Guida Michelin Italia. Nessuna delle due differenze risolve la parte difficile: il cliente che semplicemente dice di no.

La sperimentazione dura fino alla fine di novembre. Poi i promotori valuteranno se estendere il progetto, sempre su base volontaria, a tutti i ristoranti associati a Fipe Confcommercio Sardegna. Non è stato reso noto come verranno contate le famiglie che aderiscono né come si misurerà il risultato.

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