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Sostenibilità

La flotta tonniera mondiale sale a 693 navi nel 2026

Il rapporto annuale dell'ISSF trova più navi e più capacità di stiva rispetto a un anno fa, mentre il tracciamento copre ormai quasi tutta la flotta su larga scala.

Barche da pesca illuminate in un porto tonniero di notte con una luna crescente
Fotografia · Photo: Soly Moses · Pexels · Pexels License

La flotta tonniera a circuizione su larga scala è cresciuta a 693 navi nel 2026, rispetto alle 675 dell'anno precedente, secondo un rapporto pubblicato dalla International Seafood Sustainability Foundation il 24 settembre 2026.

Il rapporto monitora le navi che catturano la maggior parte del tonno tropicale mondiale: tonnetto striato, pinna gialla e obeso, destinati soprattutto a scatolette e buste. Il volume complessivo di stiva della flotta è salito a circa 895.000 metri cubi, da circa 865.000 dell'anno precedente, un aumento vicino al 3% su entrambe le misure.

L'ISSF pubblica questo rapporto ogni anno dal 2012, basandosi sui registri navali tenuti dai cinque organismi regionali che gestiscono la pesca del tonno nel Pacifico, nell'Atlantico e nell'Indiano.

I regolatori non possono far rispettare i limiti di cattura su imbarcazioni che non riescono a tracciare in modo affidabile.

La trasparenza ha ancora dei vuoti

Non tutte le navi conteggiate forniscono lo stesso livello di informazioni. Il 73% dei cercatori, pari all'83% del volume totale di stiva, è iscritto al ProActive Vessel Register, un database di trasparenza volontaria. Una quota minore, il 58% delle navi, pari al 69% del volume, compare anche in un registro separato che monitora la partecipazione ad altre iniziative di sostenibilità.

Un dato è avanzato più di ogni altro: l'adozione dei numeri IMO, gli identificativi permanenti delle navi nel settore marittimo, è salita dal 12% della flotta tonniera a circuizione su larga scala nel 2011 al 99% di oggi. Un numero IMO segue la nave anche se cambia nome, bandiera o proprietario, rendendo più difficile per un'imbarcazione legata alla pesca illegale ri-registrarsi e sparire dalle liste di controllo.

L'ISSF monitora separatamente oltre 7.200 palangari registrati presso gli stessi cinque organismi, una flotta che punta a specie di tonno come l'alalunga e il rosso usando lenze innescate invece delle reti.

Crescita in controtendenza rispetto alla sostenibilità

Una flotta più grande e una maggiore capacità di stiva vanno controcorrente rispetto alla direzione che il settore stesso dichiara di seguire, incentrata nell'ultimo decennio su limiti di cattura e ripresa degli stock. I dati dell'ISSF non dicono se la capacità aggiuntiva venga usata per pescare in modo più intensivo o semplicemente per sostituire navi vecchie e piccole con un numero minore di imbarcazioni più grandi.

La fondazione, finanziata in parte da trasformatori e retailer del tonno, ha spinto per la trasparenza a livello di singola nave come condizione per una gestione sostenibile, sostenendo che i regolatori non possono far rispettare i limiti di cattura su imbarcazioni che non riescono a tracciare in modo affidabile. Altri gestori degli oceani affrontano lo stesso dilemma: la proposta di quote di pesca del Mediterraneo per il 2027 conferma i limiti attuali per i pescherecci a strascico invece di inasprirli, puntando sui controlli piuttosto che su nuovi tagli.

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