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UKHospitality chiede meno burocrazia e meno tasse

Un nuovo rapporto urbanistico fissa 33 raccomandazioni per pub, bar e ristoranti, e stima il carico fiscale del settore all'82% dei profitti ante imposte.

Edificio storico in mattoni rossi su un angolo urbano, tipico dei locali di ospitalità britannici
Fotografia · Photo: Max W · Pexels · Pexels License

UKHospitality ha pubblicato un rapporto urbanistico con 33 raccomandazioni per ridurre i costi regolatori e fiscali di pub, bar e ristoranti, avvertendo che il settore paga già tasse pari all'82% dei profitti ante imposte.

L'associazione di categoria britannica ha pubblicato il rapporto il 6 ottobre, raggruppando le raccomandazioni in sette aree: tasse commerciali, sviluppo urbanistico, infrastrutture, licenze, pianificazione, affitti e formazione. Sostiene che politiche locali restrittive e processi regolatori lenti aggiungano costi e ritardi non necessari alle imprese che cercano di aprire o espandersi.

Tra le richieste specifiche: un sistema di permesso urbanistico presuntivo per gli usi legati all'ospitalità, domande con corsia preferenziale, una revisione dei requisiti di neutralità dei nutrienti e del guadagno netto di biodiversità, e modifiche al modo in cui vengono valutate le tasse commerciali. Il rapporto chiede anche una legislazione contro le revisioni d'affitto solo al rialzo, l'applicazione integrale delle raccomandazioni della task force sulla riforma delle licenze, e una maggiore diffusione degli apprendistati nell'ospitalità.

L'ospitalità è uno dei grandi punti di forza della Gran Bretagna. Il nostro settore crea luoghi dove le persone vogliono vivere, lavorare e investire.

L'amministratore delegato di UKHospitality, Allen Simpson, ha presentato le richieste come un argomento economico, non come una lamentela di settore. «L'ospitalità è uno dei grandi punti di forza della Gran Bretagna. Il nostro settore crea luoghi dove le persone vogliono vivere, lavorare e investire», ha dichiarato.

Un carico fiscale che il settore definisce sproporzionato

L'82% è il dato centrale del rapporto: UKHospitality sostiene che le tasse d'impresa del settore raggiungano ormai quella quota dei profitti ante imposte, riducendo il margine rimasto per investire in locali, personale o menù. Il rapporto arriva mentre diversi gruppi di ristorazione britannici segnalano quest'anno costi crescenti su energia, salari e tasse commerciali.

Il momento segue una serie di chiusure e ristrutturazioni di alto profilo nell'ospitalità britannica quest'anno, che UKHospitality cita come prova che l'attuale quadro urbanistico e fiscale frena la crescita invece di proteggere le vie commerciali.

La riforma urbanistica come filo conduttore

La maggior parte delle 33 raccomandazioni si concentra sull'accelerare o semplificare i processi di pianificazione e licenze, più che sul tagliare le tasse di per sé, un cambiamento rispetto alle precedenti campagne di UKHospitality, concentrate soprattutto su IVA e tasse commerciali. I dati immobiliari commerciali di Christie & Co hanno mostrato quest'anno un mercato più vivace per pub e ristoranti che cambiano proprietà, nonostante l'aumento dei costi operativi.

UKHospitality non ha fissato un calendario per la risposta del governo, e il rapporto funziona come documento di pressione, non come annuncio politico. Le sue raccomandazioni passano ora al Tesoro e al Ministero per l'Edilizia, le Comunità e il Governo Locale, in vista del prossimo Bilancio.

Fonti

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