Le vendite di pub e ristoranti salgono del 22% nel Regno Unito
Christie & Co conta oltre 360 incarichi di vendita da gennaio, con le trattative chiuse in crescita del 12,5% e i prezzi di chiusura in aumento su proprietà e affitti.

Christie & Co ha registrato un aumento del 22% nei pub e ristoranti messi sul mercato in Gran Bretagna tra gennaio e agosto 2026, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
La società di consulenza immobiliare ha registrato oltre 360 incarichi di vendita negli otto mesi, con più di 230 trattative chiuse, il 12,5% in più su base annua. Il valore medio di chiusura è salito di 105.000 sterline per le proprietà e 87.000 sterline per gli affitti a lungo termine.
Stephen Owens, amministratore delegato di Christie & Co, ha attribuito la crescita alla fiducia e non a vendite forzate: «Abbiamo visto un mercato immobiliare più dinamico nel 2026, trainato da una performance commerciale resiliente, acquirenti motivati e domanda sostenuta».
Abbiamo visto un mercato immobiliare più dinamico nel 2026, trainato da una performance commerciale resiliente, acquirenti motivati e domanda sostenuta.
Il pub si vende, il ristorante si affitta
I due settori si muovono per vie diverse. Le vendite di pub sono state per il 79% in proprietà piena, il 12% in affitto a lungo termine e il 9% con nuovo contratto, la classica operazione di mattoni e scorte. I ristoranti hanno invertito lo schema: il 44% è passato di mano con un nuovo contratto, il 37% in affitto a lungo termine e solo il 19% in proprietà piena, segno che i gestori vogliono ancora margine per lasciare un locale che smette di funzionare.
Christie & Co segnala anche un cambiamento nelle abitudini: uscire a mangiare è sempre più pianificato e meno spontaneo, e i formati value e quick-service superano il mercato di fascia media. I pub orientati alla bevanda vanno meglio di quelli orientati al cibo nello stesso flusso di operazioni.
Tasse e IVA pesano sulla ripresa
Il rapporto convive con un anno più duro per parte del settore. Diversi ristoranti con stella Michelin hanno chiuso nel 2026, e i gestori continuano a spingere la campagna per tagliare l'IVA dell'ospitalità dall'aliquota ordinaria del 20%, sotto lo slogan #VATsTheProblem. A questo si aggiungono tasse locali in aumento e la pressione su costi e personale che ha segnato il 2026.
Nulla di tutto ciò ha rallentato il mercato immobiliare in sé. Se rallenterà le attività che ora cambiano proprietario lo diranno i bilanci del 2027, non questo rapporto.


